“LA CASA”/”IL BANCO” vince sempre – Capitolo II

Il prelievo complessivo per le società oltre il 43%

Nella puntata precedente abbiamo visto come la progressiva diminuzione dell’aliquota Ires, nel tempo è stata sempre accompagnata da un aumento, silenzioso e letale, della tassazione sui dividendi provenienti da partecipazioni qualificate. Ciò è avvenuto fino 2017, perché il carico fiscale (Ires sugli utili + Irpef sui dividendi) doveva essere pari ad almeno il 43%. Abbiamo trovato la spiegazione dei calcoli in un decreto del 2008, tuttavia il documento non ha mai esplicitato la ratio di fondo della scelta di questo 43%.

Ma dal 2018 le cose sono cambiate. In peggio purtroppo.

Infatti, con italica perizia siamo riusciti a superare il limite del 43% e ad andare oltre: con l’ultima legge di bilancio il solo trattamento dei dividendi da partecipazione qualificata ha subito una punizione che va dal 10% fino a raggiungere il 35% in alcuni casi estremi, grazie all’introduzione del meccanismo della cedolare secca. Come se non bastasse, questo trattamento peggiorativo non ha avuto come contropartita nessun miglioramento in termini di minore Ires, come storicamente è sempre avvenuto con le precedenti leggi di bilancio.

Questa volta si paga e basta!
La cedolare secca, o imposta sostitutiva delle imposte sui redditi prevede un’aliquota fissa del 26% sugli utili prodotti a partire dal 2018, senza possibilità di sottrarre gli oneri deducibili dalla base imponibile Irpef, come ad esempio i contributi previdenziali, né tantomeno di usufruire delle detrazioni di imposta.

Il governo (Renzi) ha dichiarato che questa “manovrina” aiuterà il Paese a: “concludere il processo di allineamento dell’Italia agli altri paesi europei (iniziato con il governo Monti, n.d.a.), combattere il fenomeno dell’evasione fiscale, ma soprattutto porterà a maggiori incassi per 500.000 milioni di euro l’anno”. Noi non siamo assolutamente d’accordo con questo calcolo, anche perché sembra che il governo abbia “dimenticato” di inserire nel computo i contributi non dedotti e le detrazioni, e crediamo che i maggiori incassi per lo Stato saranno pari ad almeno 4 volte quelli dichiarati.

Una cosa è certa: se è vero che con il meccanismo dell’imposizione al 58,14% dei dividendi qualificati del 2017 “LA CASA”/”IL BANCO” vinceva sempre, possiamo a ragione affermare che a partire dal 2018 “LA CASA”/”IL BANCO” stravince.
Mai come in questi giorni gli imprenditori italiani si trovano nella situazione in cui un’ignoranza, anche non colpevole, delle recenti leggi di bilancio comporta una punizione esagerata e non commisurata al reato. Diviene necessario, a nostro parere, mettere in atto tutte quelle contromisure (legali) volte a minimizzare il carico fiscale complessivo e a fornire maggior tutela alle imprese italiane… per dirla con altre parole e  mantenendo il parallelismo con le case da gioco: bisogna che i giocatori inizino a contare le carte e ad adottare delle strategie ben precise, altrimenti non saranno mai in grado di battere “LA CASA”/”IL BANCO”.