“LA CASA”/”IL BANCO” vince sempre – Capitolo I

Il prelievo complessivo per le società al 43%

Il 2017 ha visto una riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24%. Questa novità apparentemente allettante è stata accompagnata da un altro dato, di cui si è parlato poco o niente: nello stesso anno di riferimento (2017) è aumentata silenziosamente la tassazione dei dividendi da partecipazione qualificata, che costituisce la maggior parte dei dividendi corrisposti dalle piccole e medie società di capitali italiane.
In pratica il governo ha diminuito l’imposta principale (e più conosciuta, l’Ires) di 3,5 punti percentuali e allo stesso tempo ha aumentato l’imposta secondaria (l’Irpef), che colpisce comunque il 90% degli stessi beneficiari della riduzione della principale (l’Ires), di 8,42 punti percentuali.

Prima del 2017, infatti, i dividendi delle partecipazioni qualificate erano sottoposti a tassazione Irpef per il 49,72% del loro ammontare, mentre dal 1 gennaio 2017 la percentuale di imponibile è stata aumentata fino al 58,14% relativamente agli utili distribuiti nello stesso anno.
Ce lo aspettavamo.

Era già successo in passato e c’erano tutti i presupposti perché succedesse anche in futuro. Nel 2008 infatti, l’aliquota Ires era diminuita dal 33% al 27,5%; nello stesso anno la percentuale di dividendi da partecipazione qualificata sottoposta a tassazione Irpef era passata dal 40% al 49,72% (+ 9,72%).

Siamo dovuti andare a riesumare un vecchio documento, il Decreto Ministeriale 02/04/2008, per scoprire la macchinosa e astrusa spiegazione del “fenomeno“, precisamente all’art.1, comma 38. L’assunto di base del decreto é che il prelievo complessivo delle imposte in capo alle società attraverso l’Ires e delle imposte sui dividendi dei soci qualificati applicando l’Irpef dovesse essere pari ad almeno il 43%. Traducendo in termini più generali e parafrasando un antico detto dei casinò di Las Vegas degli anni ’70 potremmo dire che “LA CASA”/”IL BANCO” vince sempre, ovvero se al tavolo da gioco c’è un vincitore contemporaneamente ci sono almeno altre sei persone che stanno perdendo. Nel nostro caso se lo Stato Italiano decide di abbassare l’aliquota Ires dal 27,5% al 24% non lo farà di certo per beneficenza: dovrà per forza alzare le altre imposte (IRPEF) per arrivare al 43% di obiettivo di imposte totali. Solo in questo modo “LA CASA”/”IL BANCO” può prima andare in pari e poi vincere la partita.

E a farne le spese sono purtroppo i contribuenti e in particolar modo i contribuenti che distribuiscono i dividendi…
Il dubbio che sorge alla luce delle precedenti considerazioni è il seguente: dato che le imprese hanno beneficiato di 3 punti percentuali in meno sull’aliquota dell’imposta societaria (Ires), ma gli imprenditori di quelle stesse imprese sono stati immediatamente chiamati a pagare una percentuale più alta del 8,42% sui dividendi che andranno a distribuire (Irpef), non è che sotto sotto questo gioco era truccato fin dall’inizio?